Roberto Vitali, 1987
Roberto Vitali · 1987
Molte opere, realizzate su grandi superfici e spesso pluridimensionali, mettono in relazione misteri siderali, variazioni volumetriche, compiutezza delle forme e connessione con il reale, il tutto in perfetta armonia. Seguono moduli ben delineati, scanditi da un crescendo di danze, esplosioni di luci, astri in movimento e paesaggi cosmici, dove la chiave di lettura si fa complessa e molteplice, grazie alla ricchezza di immagini che emergono da ogni singolo strato. Si tratta, ovviamente, di anni di lavoro costante, di apertura verso nuovi mutamenti stilistici e di una continua ricerca di identità, in cui
Sergi si è immerso con successo, riuscendo a mettere in evidenza un notevole potenziale, che certamente lo condurrà lontano nel percorso del riconoscimento artistico, per cui è valsa la pena di tanto impegno. Ma non è tutto. Accanto a tanta luce, a un travaglio profondamente esteriorizzato, gli stessi modelli si riflettono nelle culture con la stessa densità con cui riesce a penetrare nella profondità del tessuto pittorico. E sebbene anche le sculture rispondano a un discorso equilibrato e coerente, è il numero elevato delle opere pittoriche – e soprattutto quelle di più grandi dimensioni – a catturare immediatamente l’attenzione del visitatore, attratto dagli effetti di luce e colore che animano gli ampi spazi espositivi. Una mostra, insomma, ricca ed equilibrata, sia per la qualità e quantità delle opere esposte, sia per la continuità discorsiva e per il filo conduttore che lega, in modo articolato e coerente, l’intero processo creativo.
Giuseppe Vese – 1987
“Fra i giovani artisti Luigi Sergi ci sembra uno dei più interessanti. Se infatti è avvertibile in lui il permanere in un certo qual gusto barocco, questo è soltanto un elemento del suo fare pittorico, o meglio un semplice punto di partenza. Si tratta infatti per Sergi di esaltare lo spazio, ma non uno spazio unico. Piuttosto, diremmo, egli interseca idealmente diversi spazi giocando sull’assemblaggio dei loro frammenti e rifiuta la superficie liscia de! supporto fino a farne uscire dei piani mobili che lo fanno scivolare verso la “sculto-pittura”. Ed alla fine il suo discorso sfocia in una astrazione non freddamente razionale bensì sorretta dalla capacità inventiva, magari tramite l’apparente “casualità” degli accostamenti. Un lavoro, insomma, quello di Luigi Sergi che presuppone una solida base culturale ed un gusto affinato per tutto ciò che è moderno.”