Memoria che diventa realtà
Federica Mingozzi — Autrice delle descrizioni delle opere del catalogo · Maggio 2024
Luigi Sergi si dedica all’arte da quando, giovanissimo, l’ha incontrata per la prima volta. Sono stati i colori, i materiali e la cultura della sua terra a plasmare il suo animo e il suo sentire tanto che, da autodidatta, ha iniziato a dedicarsi alla pittura e alla scultura, dimostrando ai suoi familiari, in primis suo padre, di essere dotato di un notevole talento artistico. Lo stesso talento, coltivato poi in Accademia, oggi lo porta ad essere molto noto in tutto il territorio nazionale, anche perché, pur risiedendo in Piemonte da diversi anni, ha mantenuto intatti i rapporti con il Salento, dedicandosi all’arte in entrambe le zone. I primi anni sono stati segnati dalla sperimentazione di tecniche diverse e dalla ricerca di soggetti che fossero lontani dalla realtà, ma vicini ad un mondo fatto di elementi naturali, il suo: la matrice della sua cultura, infatti, lo ha influenzato profondamente, lasciandogli in eredità il gusto per i colori terrosi e caldi e per le tonalità luminose, che ricordano con sguardo affettuoso i cieli e mari della sua terra. I paesaggi della memoria divengono, così, reali in dipinti dove i cieli si aprono all’infinito e gli oggetti sparsi con casualità solo apparente realizzano l’unione con la terra; le sculture si fanno, invece, totemiche, residui di un culto ancestrale che lo porta alla ricerca delle radici di un passato la cui comprensione si fa necessaria per innestare il futuro. Nelle sculture stesse si trovano, spesso, elementi mobili, che permettono a chi osserva di interagire con il suo mondo rendendo, peraltro, le opere sempre diverse nella loro unicità. L’approdo nel novarese, determinato dalla cattedra ottenuta come insegnate di discipline artistiche, gli ha permesso di fare incontri importanti, significativi per l’acquisizione di una nuova pienezza compositiva, ma lo ha portato anche a rendere evidente la nostalgia per la sua terra e per i legami “interrotti”, al punto da iniziare la serie dei pacchi, con cui ha tenuto e tiene vive le relazioni amicali e parentali, grazie all’invio di pacchi che sono essi stessi opera d’arte. Il mistero di quanto custodito all’interno è il fil rouge che lo mette in contatto con il ricevente, che può decidere se aprire il pacco o conservarlo, nella piena consapevolezza che, in entrambi i casi, avrà pienamente sperimentato il valore dell’esperienza immersiva nell’arte. Oggi, dopo decenni di attività, ha costruito il suo personale linguaggio comunicativo, che si esplicita attraverso media e forme differenti, grazie a cui non smette mai di sperimentare e di scoprire; riesce, così, a svelare all’altro quali sono le suggestioni e le emozioni del suo fare artistico, che si fa dono di conoscenza e di crescita. Il suo mondo attuale guarda, tra gli altri, a Calder e a Munari, che paiono colloquiare con lui in uno stesso universo poetico; proprio Munari ha detto che “L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi. Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare. Occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone”. E questa consapevolezza è ciò che anima Sergi, che racconta la vita attraverso i suoi lavori, lasciando piena libertà di comprensione al fruitore, ma battendo piste di conoscenza che aprono infinite possibilità, perché per lui l’arte è vita, conoscenza e bellezza che non può non essere condivisa. E questa è la grandezza dell’artista.