Forme plastiche e colori vivi nella creatività di Luigi Sergi
Massimo Guastella — Storico dell’arte
Massimo Guastella
Conosco Luigi Sergi dal novembre del 2012. Come per altri artisti originari del Salento e emigrati al Nord sin da giovani, seguivo la sua produzione da tempo. Tuttavia, a quella data, ci fu occasione per condividere il progetto espositivo dello spin-off dell’ateneo salentinoCRACCsrl, con l’allestimento del “Simposio della Scultura” nello spazio MAP (Museo Mediterraneo dell’Arte Presente), ordinato nella chiesa di San Michele Arcangelo delle Scuole Pie a Brindisi. Il fine espositivo era offrire un panorama di taluni modi e materie attraverso cui è stato interpretato il concetto di “statua” nelle produzioni artistiche dei decenni recenti, segnatamente nell’attenzione per gli artisti originari della Terra d’Otranto, e qualche distinto esemplare di provenienza diversa. Da lì in avanti, la nostra relazione o, meglio, direi la nostra corrispondenza, si è fatta via via più fitta e duratura. Spendo su di lui qualche brevissima nota a carattere biografico. Luigi(1952) si è formato all’Istituto d’arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove ha completato il corso di scultura nel 1975. La sua attività artistica si svolge sin dagli inizi degli anni Settanta, con la prima personale tenuta a Presicce, tra il dicembre 1969 e il gennaio 1970 all’Hotel La stella del Sud.Prosegue, dal 1976, a Roma dove si trasferisce. Durante ilbiennio di soggiorno romano,il suo linguaggio artistico si è arricchito ed è stato profondamente influenzato dalla vivacità artistica della città e dall’incontro con due personalità di rilievo: il suo conterraneo e amico Rocco Coronese, già suo docente nell’accademia leccese e Corrado Cagli col quale stringe un rapporto molto stretto. Nel 1980 si è trasferito a Novara, dove ha ottenuto la cattedra di Materie artistiche, diventando così la sua città d’adozione senza perdere i contatti con le sue radici. Dei luoghi d’origine, dice: «Mi porto soprattutto la luce, il colore, gli azzurri, la terra, i verdi, tutti quei pigmenti che si sono poi sedimentati nelle mie opere».1 Dà vita opere definite “paesaggi lunari” da Marco Rosci ossia «traduzioni in mosse e frammentate superfici di luce-colore, rapprese ed espanse, aspre e dolci nello stesso tempo, di topografie che non sai se definire e “sentire” - con tipica equivocità fra surrealtà e iperrealtà illusionistica - macrocosmiche o riferite al microcosmo interiore del sogno».2 Il suo primo periodo romano ha segnato l’inizio di una ricerca personale e di una riflessione profonda sulla psicologia della forma. Giovanni Cordero ha riconosciuto in lui un primo assunto di quattro del suo percorso: «Un’attenzione verso l’analisi dei fenomeni psichici della percezione visiva e dei rapporti interdipendenti tra immagine e sfondo, dove forme semplici, sobrie e disadorne, combinazioni di superfici elementari dialogano con lo spazio»3. Le sue opere si sono concentrate sulla materia e sulla sua rappresentazione, evidenziando certa propensione a sperimentare con forme plastiche e pittoriche. In tal senso, fin dagli esordi, Sergi si mostra poco sensibile alle mode e alle formule del mercato. Come dice lui stesso: «Io credo che le mode finiscono: l’arte deve invece rimanere nel tempo»4. Per questo le sue opere sfidano la dicotomia tra pittura e scultura, sviluppando quello che definisce “sculto-pittura” o “pitto-scultura”, in una sorta di «“macro-testo”, dal momento che le esperienze vanno dalla pittura alla plastica, alla ricerca di accordi tra discipline
1 G. Quaglino, Note biografiche, in Luigi Sergi, catalogo della mostra (Acquarica del Capo, Palazzo Villani, 23 dicembre 1986 – 6 gennaio 1987), Arti Grafiche Laborgraf, Tricase 1986, p. nn ma 33.
2 M. Rosci, in Luigi Sergi, catalogo della mostra (Acquarica… cit., p. nn ma 8.
3 G. Cordero, Pittura installativa, in Luigi Sergi, Italgrafica Novara 2007,p.4.
4 G. Quaglino, Note biografiche… cit., p. nn ma 35.
che hanno ciascuna, un proprio statuto interno, tecnico-pragmatico come pittura e scultura»5, cercando di trovare un equilibrio tra mezzi espressivi che , ognuno con il suo linguaggio e le sue tecniche, si incontrano e si contaminano. Nel corso della sua carriera, Sergi ha sempre evitato il figurativo, preferendo esiti aniconici e non rappresentativi.La sua sperimentazione si ispira alla classicità mediterranea e attingendo alle «leggi contemporanee della razionalità formale astratta» si rifà, scrive Rosci, al «grande filone astratto-costruttivo nascente dal puro rigore nordico, puritano di Mondrian».6 Ha usato materiali poveri e quotidiani, come semplici palline da ping-pong, dando così alle sue opere un forte valore concettuale. Tra le sue creazioni più ludiche e spensierate e finanche leggere,c’è la serie “I pacchi- opere d’arte” (avviata verso il 1983 e proseguita nel 1998-1999); in questa mostraun certo virtuosismo tecnico nel dissimulare carte spiegazzate, effetti pittorici e chiaroscurali, creando un gioco tra superficie e profondità.7
Tra le peculiarità più interessanti del suo lavoro, ricco di simbolismi, ci avverte Massimiliano Cesari, che lo portano ad essere enigmatico sino cercarvi le chiavi interpretative, vi sono «le sfere che pullulano» proponendosi come la forma prediletta dell’artista: «il solido che meglio rappresenta la perfezione del cosmo, una forma che non permette alcun ancoraggio con la realtà quotidiana, in quanto svincolata da ogni possibilità di concretizzazione tattile della propria superficie»8. Un altro esempio significativo della sua ricerca è l’opera Vicendevolmente si amano l’un l’altro. (2003-2004), una scultura esposta nel 2011 presso il MAP e successivamente donata alla C.d’A.C. (Collezione d’Arte Contemporanea) dell’Università del Salento. Quest’opera, che unisce elementi plastici e pittorici - come nelle sue cifre stilistiche -, è composta da due strutture di forma astratta e dalla colorazione pop. È da considerarsi una specie di trompe- l’oeil per quell’inganno prospettico attraverso cui propone il tema dell’amore, ma anche sintesi della sua ricerca tra sfere e simulazioni di carte stropicciate, emblemi della sua ricerca tra forme e illusioni. Questa sua ricerca l’ho trovata riflessa anche nell’esposizione di sculture dipinte e colorate installate nel cimitero di Gagliano del Capo. È lì che ci siamo incontrati fisicamente per la prima volta, durante la mostra Volo delle Anime nel settembre del 2023 (inaugurata nel luglio precedente). La sequenza di opere, rappresentative della sua produzione ultima, esplora diversedeclinazioni di opzioni formali e cromatiche, combinata aoggetti feriali, che include il concetto di bellezza appaiato al cospetto della morte. La sua vena creativa, mi è parsa in quella particolare ambientazione, più che malinconica, assorta e persino serena di fronte alla caducità umana, e la sue “pitture installative”9 ho annotano, la delicatezza, voluta come difarfalle librate in volo, delle soluzioni estetiche collocate lungo il percorso: un rimando a storie personali trascorse, recondite, sbiadite dal tempo. Il culmine, nella maturità di un lungo percorso di riflessione sull’arte, è il laboratorio“Dentro l’Arte”, che esplora il rapporto tra artista-studio-fruitori, quest’ultimi resi attivi e incentivati dagli spazi stessi, e dall’adottiva Novara segue l’iter di un coerente epilogo della Casa dell’Arte nella natìa Presicce (LE), aperta al pubblico nel luglio del 2024, che per Luigi Sergi rappresenta un nuovo inizio dove la memoria che diventa realtà.
5 A- Miccoli, in Luigi Sergi, catalogo della mostra ( Acquarica… cit., p. nn ma 9.
6 M. Rosci, in Luigi Sergi, …cit., p. nn ma 8.
7 G. Cordero, Pittura installativa … cit., p.5.
8 M. Cesari, in Luigi Sergi Emozioni nei colori, dépliant della mostra (Gagliano del Capo, Centro Polivalente “Maria Monteduro”) snt ma Artigrafiche Laborgraf, Tricase, 2003
9 G. Cordero, Pittura installativa… cit., p.4.