Luigi SergiCasa dell’Arte
Menu
← Tutti i testi

Marco Rosci, 1984

Marco Rosci · 1984

“Sergi è partito dall’ambito figurativo, fra espressionismo e neorealismo, in entrambi i campi, della pittura e della scultura (è importante ricordarlo, in vista delle più recenti sperimentazioni). Ma ben presto, nell’ulteriore ed essenziale tappa del suo viaggio, gli si è imposta l’autonomia dello spazio pittorico come una sorta di campo vitale, di struttura autosufficiente, di spazio governato e scandito da parametri, intavolature, «campi», superfici dotate di vitalità cromatiche e leggi statiche e dinamiche proprie. Dapprima (è l’incontentabilità dell’artista che ha lasciato sopravvivere pochissimi documenti) questo spazio è stato disposto ad accogliere, inglobare frammenti ritmici di immagini, emblemi «pop». Ma ben presto la diretta allusività oggettuale ha abbadonato il campo a favore di una pura «impronta». In sostanza, i semplici limiti orizzontale e verticale del piano pittorico sono diventati una sorta di puro ambiente evocativo della memoria, del ricordo, e poi della semplice emozione; una sorta, soprattutto, di «paesaggio» lunare vibrato di luci e ombre, formalmente imparentato con una delle fasi di quel maestro della sperimentazione italiana che fu Corrado Cagli, ma a seguito di un processo concettuale ben diverso ed autonomo…”